Voto votivo

Il problema è che, assolutamente in maniera casuale e scoordinata, ovvero con l’allure (“allora” in bergamasco) che mi permea, ho inviato a mia insaputa due “miecose” ad un concorso letterario di una certa importanza che si tiene a Bologna e ora c’è il serio rischio che qualcuno le prenda sul serio compromettendo il lieto divenire della poesia nel futuro dell’umanità. Addirittura quest’anno parteciperanno più di mille poeti ed un “cosacco” (chi sarà costui?) e scrivo questo “messaggio nella bottiglia” a voi, amici miei, perchè abbiate il coraggio d’inoltrarvi nel link

https://www.succedesoloabologna.it/eventi2018/concorso-letterario-guido-zucchi-2018/vota-la-poesia/

e, inserendo un vostro indirizzo mail, diate la vostra preferenza al Filippo Fenara e alle sue due “cose”, ovvero “Sud”

https://lemiecose.net/2018/10/25/sud/

e “Adesi”

https://lemiecose.net/2018/11/01/adesi/

Si potrà votare fino a Domenica prossima e, quando e se verrò eletto, vi prometto il reddito di cittadinanza (il mio), l’eliminazione dal calendario della parola “Domenica” così più nessuno potrà dire di “lavorare alla”, un milione di nuovi posti di ozio (che di sgobbare ne abbiamo già a basta), una ruspa per abbattere i pregiudizi in ogni campo, ottime pensioni a tutti i cittadini, in primis quella di mio zio Gianni a Bellaria Igea Marina che vi applicherà ottimi sconti durante la stagione balneare e, il Signore mi fulmini se sto mentendo, un parafulmine gigante a mia tutela.

Grazie a tutti se voterete per uno dei partecipanti qualsiasi, in fondo, l’unica cosa che più che promettervi posso auspicare, è che i miei traballanti greggi di parole possano portarvi una briciolina di serenità o l’alba di un nuovo sorriso…

…però non è che vi casca l’ernia per un bonifichino…

Filippo

Ragùstibus non es disputandum nel piattum dove magno come Carlo.

Io ho imparato a cucinare da mia mamma Liana, per gli amici Nefertiti (rompeva già i maroni agli egizi e se dovesse passare a miglior vita penso che erediterei una sfinge…) che, sottoponendomi ai suoi esperimenti culinari geneticamente modificati, ha formato in me il senso alchemico dell’antidoto. Il ragù alla bolognese è un po’ il “topic” del rapporto tra me e Lianaiglender, lei continua ad affermare che il suo è molto migliore del mio poi, perfortuna, arrivano gli assistenti sociali che la sedano (carotacipolla) e ritorna in sè: vi dico solo che una volta buttai il suo ragù nel cassonetto dell’umido e mi beccai una denuncia per oltraggio. Stasera voglio calarmi nei panni di un “food blogger” ed inaugurare “Master Ceff One” la rubrica che, quando si scopre che tuo zio aveva un figlio fuori dal matrimonio, sai di avere un “nouvelle cugin”.

Per fare il vero ragù alla bolognese servono i sottocitati ingredienti:

– Carne di manzo vegan (colto dalle piante di manzo) allevato ad antibiotici (così ci risparmiamo il vaccino antinfluenzale).

– Olio EVO per motori diesel.

– Passata di pomodoro, meglio se quella della “Conserve All Star”.

– Vino Cabernet delle Venezie cantina Sant’Ignazio di Loyola, ottenuto dalla pigiatura di streghe.

– Tegame di coccio, un po’ come la Liana.

– Sedano, carota, cipolla.

– Una bambola gonfiabile (non è necessaria ma ti dà la sensazione di poter sgonfiare una moglie petulante).

– Sale dell’Himalaya. Allora, se consideriamo tutto il sale rosa che si consuma solamente in italia credo che l’Himalaya a questo punto sarebbe alto come Pupo. Probabilmente è radioattivo.

– Pepe Guardiola (Oh…se fanno il sale dell’Himalaya io faccio il pepe Guardiola).

Passiamo alla preparazione: si mettono a soffriggere le verdure e già a questo punto se sei povero puoi aggiungere un trito di pancetta, se sei ricco invece un trito di prosciutto molto giovane (necropedia?), oppure fai lo svizzero, ti neutralizzi e non ci metti nulla. Il disonore degno dell’harakiri lo raggiungi solamente se prendi un macinato misto suino – bovino, è come guadagnarsi il pane lavorando all’ufficio del catasto del Sahara. Dopo qualche minuto aggiungi il macinato di solo bovino e lo fai rosolare, il tutto con una lentezza degna di un impiegato delle poste di Sant’Ozio Superiore, il ragù va fatto considerando che vivrai in eterno come la Liana. Quando il tutto è ben rosolato e la carne secerne medicinali manco fosse la Bayer, arriva il momento fondamentale della benedizione enologica: lavorando in un supermercato da anni, non sapete quante persone sono arrossite quando venivano colte a comperare un vino in brick e cercavano di giustificarsi dicendo “eh, ma lo uso solo per cucinare!”. Senti vecchia, se tu mi usi quel solforame per cucinare poi penso che come ospite hai Trump, Salvini e Borghezio. Pensate che una volta volevo cucinare il coniglio alla ligure, l’ho bagnato col vino in brick, si è riavuto e mi ha tirato una capocciata in bocca per poi riadagiarsi nel suo feretro antiaderente. Beh, dopo l’inquisitorio Sant’Ignazio, si sala, pepa e si aggiunge la passata, in questo caso la Liana, che è passata da un bel pezzo.

Ora comincia la messa in latino: da qui in poi il ragù deve sobbollire (con un filo di gas…) per almeno quattro ore, mescolando ogni tanto perchè non si attacchi al tegame come una fashion blogger ad un conto corrente in un paradiso fiscale. Più pazienza avrete e più gli ingredienti come pomodoro, carne, pennicillina, soda caustica e slaim troveranno un accordo sul come farvi fuori. Unite il ragù ad una buona tagliatella fatta con farina Kazaka e uova Cosacche e…le jeux sons fait!!!